Cap.10
L’odissea infinita della metropolitana
Napoli, alla pari di Roma e Milano, è dotata di una rete di ferrovie
secondarie che copre gran parte del capoluogo, dalla vecchia linea
della metropolitana, la prima in Italia, anche se nata come
penetrazione urbana della Roma Napoli, alla Cumana ed alla più
recente Circumflegrea, fino alle numerose tratte della
Circumvesuviana ed alla Alifana.
Nel 1975 sembrava, con la posa della prima pietra in piazza Medaglie
D’Oro della nuova metropolitana, che Napoli volesse porsi
all’avanguardia in Italia nel settore delle comunicazioni
sotterranee(sono gli anni eroici della inaugurazione della
tangenziale e della costruzione dell’Alfa Sud a Pomigliano d’Arco).
Purtroppo per la seconda pietra si sono attesi anni, come pure per
la terza, la quarta etc, per cui a distanza di 35 anni qualsiasi
previsione su quando finiranno i lavori è un esercizio di pura
fantasia.
La nuova linea della metropolitana unisce la Napoli antica a quella
futura e rappresenta la promessa di una agognata mobilità, dopo un
tempo infinito perduto negli incroci a croce uncinata e nelle file
immobili di auto scorreggianti gas maleodoranti quanto venefici.
Il futuro dell’uomo è legato alla rapidità con cui si raggiungono
luoghi e persone, in un mondo nel quale il tempo corre sempre più
veloce ed è diventato un bene prezioso, che la nuova linea
metropolitana promette di regalare ai cittadini.
Oltre alla nuova metropolitana vi sono progetti anche per
collegamenti su ferro verso i quartieri nati tra Fuorigrotta ed i
Campi Flegrei e su questo percorso nasceranno stazioni faraoniche e
sorprendenti, come quella che servirà il campus universitario di
Monte S. Angelo, infatti mentre la spazzatura inghiotte la città,
l’artista Anish Kapoor con l’architetto Amanda Levete hanno
progettato una stazione da 100 milioni di euro, che allude
maliziosamente all’Origine del mondo di Courbet.
I lavori procedono con una lentezza esasperante, perché alle
difficoltà economiche, negli ultimi anni si sono aggiunte le sempre
più numerose scoperte archeologiche, che ci restituiscono le
vestigia di un sottosuolo carico di storia, del quale prima avevamo
solo un’idea confusa, una città fantasma, una gigantesca Atlantide
che assume giorno dopo giorno una consistenza sempre più precisa.
Proseguire i lavori, oltre che avvicinare il giorno della
conclusione dell’opera, serve in un momento di crisi a mantenere i
livelli occupazionali e a ridare ossigeno ad un’economia asfittica,
perché oltre alle maestranze impegnate direttamente nei cantieri,
vanno considerati gli addetti nell’indotto e nei subappalti.
Gli scavi hanno finora restituito una quantità imprevedibile di
ritrovamenti archeologici: in piazza Bovio le viscere della città
hanno conservato quasi intatta una torre medioevale costruita con il
reimpiego di marmi strappati all’arco severiano, che segnava
all’epoca l’avamposto sul mare ed è segnata da numerose decorazioni,
dalla prua di una nave ad un leone marino, mentre nei pressi del
Maschio Angioino, nella colmata voluta da Carlo V, sono spuntati
come d’incanto muraglioni, case, botteghe ed una grossa nave colma
di mercanzie. Proprio dove dovrà sorgere uno snodo importante nel
settore dei trasporti sotterranei, perché, su progetto del famoso
architetto portoghese Alvaro Siza, nascerà un’importante fermata
della nuova metropolitana, che si collegherà al capolinea della
Linea 6, un altro tracciato importante, tra Bagnoli ed il centro,
che doveva essere pronto per i mondiali del 1990 e che viceversa è
parzialmente pronto solo tra piazzale Tecchio e Mergellina, grazie
alle ruberie dei politici dell’epoca, i cui reati, complice la
ingiusta lentezza della Giustizia sono tutti caduti in prescrizione.
Anche su questo percorso sono venute alla luce interessanti
scoperte, come la necropoli di S. Maria degli Angeli, dove si sono
recuperate anfore funerarie con i resti di bambini.
Ma la novità più esaltante svelata dagli scavi è, in piazza Nicola
Amore, la pista di atletica dove si disputavano le Isolimpiadi, i
giochi che dal I secolo dopo Cristo venivano organizzati per
celebrare il culto di Augusto, oltre al porticato di età flavia dove
trovava posto il pubblico ed un tempio di età imperiale,
parzialmente crollato, ma i cui frammenti sono stati tutti
catalogati e dopo essere studiati saranno rimontati dando luogo ad
un’operazione del tipo di quella che venne ideata ad Abu Simbel. Ed
anche questa stazione sarà opera di un celebre architetto:
Massimiliano Fuksas.
Questi recuperi, in gran parte inaspettati costituiranno
un’opportunità irripetibile per proporsi sul mercato turistico
internazionale come grande città d’arte.
Nel frattempo la talpa continua il suo lavoro silenzioso verso
piazza Garibaldi, dove si congiungerà, con un percorso di quattro
chilometri, fondamentali per il collegamento urbano perché
intrecciati anche con l’Alifana, un anello di collegamento con
Capodichino, dove è previsto un terminal nel cuore dell’aeroporto.
Quando questi lavori termineranno Napoli cambierà e questa volta in
meglio, nel frattempo possiamo godere delle Stazioni dell’Arte, un
unicum al mondo, ad eccezione della nota linea della metropolitana
moscovita. In queste stazioni si possono ammirare 180 opere di arte
contemporanea, che costituiscono un fiore all’occhiello per la città
ed uno degli esempi più eclatanti di museo decentrato ed offerto
agli occhi degli utenti della metropolitana, che ora sono 110.000
nei giorni feriali e 40.000 nei festivi, usufruendo delle 14 fermate
poste sui 13,5 chilometri dell’attuale percorso.
Uno straordinario museo che permette una meditazione dinamica
dell’arte, un metrò di livello alto, sotto il profilo intellettuale,
con la speranza e nell’attesa che diventi anche lungo.
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Il tracciato della nuova Metropolitana
Scavi archeologici per la Metropolitana in Piazza Municipio
Progetto della stazione di Monte Sant'Angelo
La nave romana venuta alla luce in Piazza Municipio
Stazione del Museo con la Testa Carafa
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